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venerdì 6 maggio 2011

Marsala c'è ......ed in Banca circolò un aneddoto popolare......che fece il giro degli uffici !


“Si u voli vattiatu ju cciù vattiu ma...” Usanze e credenze popolari... nostrane PDF Stampa E-mail
Scritto da Franco Gambino   
Venerdì 06 Maggio 2011 09:10
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U Zzì Calluzzu cuntava chi stu fattu avia succirutu a ssò mugghieri (ed è tra le Usanze di Birgi ma anche in tutto il Marsalese….ndr), chi dicia… …un giorno stavo “cunzannu una pitanza”, quando mi si presentò una vicina di casa, una donna molto povera ma anche molto riservata, che si trovava in stato di gravidanza, la quale mi chiese se, per favore, gliene facessi assaggiare un poco. Fu accontentata; poco dopo la donna tornò, pregò per... averne ancora e fu nuovamente accontentata; ma quando si presentò per la terza volta, la trattai da sfacciata e mi rifiutai di dargliene . Orbene, la donna ebbe un parto trigemino con due figli vivi ed uno morto…" …ora viriti ! . A mugghieri ru Zzù Calluzzu si giustificava : “ Iu avia pinzatu ….. ca c'è un proverbio siciliano chi dici : "P'a scusa r'u figghiuolu a mamma s'ammucca l'uovu"….! Ma molte erano le usanze, le credenze e gli scongiuri di un tempo :…. Anticamente iI popolo credeva che la donna incinta non doveva sedere in sedie troppo basse, non doveva portare collane nè ciondoli, perché il cordone ombelicale si sarebbe potuto attorcigliare intorno al collo del nascituro e strozzarlo. Volendo conoscere il sesso del primogenito ancora prima della sua nascita si usava mettere qualche chicco di grano nell'urina della gestante e, se dopo qualche giorno esso germogliava, il nascituro era maschio, altrimenti era una femmina. Al momento del parto alla "mammana"(levatrice “popolare” praticona), il popolo ricorreva con maggiore fiducia ! Intanto, per tempo, si provvedeva al rito della preparazione, con lavaggio e disinfezione di tutti gli oggetti necessari; si coprivano con lenzuoli tutti gli specchi che si trovavano nella stanza della partoriente per evitare che spiriti maligni riflettendosi in essi, potessero spaventare la donna. La “mammana” traeva da una sacca- che portava sempre con sé- santini e immagini sacre della Madre Sant'Anna, del Crocifisso , di Sant'Antonio e della Madonna della Cava, per metterli addosso alla partoriente affinché le fossero d'aiuto nei momenti difficili e, mentre i dolori si facevano sempre più frequenti ed acuti, le donne anziane, in circolo, innalzavano le tradizionali preghiere, cantilenando, al Crocifisso , a Sant'Antonio:
Santissimu Crucifissu, (due volte)
cu vui cunfiru spissu,
cu vui cunfiru e speru,
la ràzia di lu cielu;
nun havi a scurari stà jurnata
ch'un a essiri cunsulata.
Sant'Antuninu, Sant'Antuninu,
(due volte)
siti beddu e siti divinu;
pì stu bamminu c'aviti 'nt'è vrazza
cunciritimi stà grazzia.
Matri Sant'Anna, Matri Sant'Anna, (due volte)
aviti 'na figghia chi 'ncielu
cumanna;
pì sta vostra orazioni
livatinni stà confusioni;
vui ca siti tantu putenti,
libiratinni stà parturienti.;
Santa Matri di la Cava,
dati ajutu a ccù vi chiama
(due volte) poi il SS.mo Rosario.
Sant'Antonio di Padova ha sempre goduto – nel popolo- di una speciale venerazione. Di fronte ad un parto difficile, oltre ad invocare il suo aiuto, si usava togliere alla statua del "Santo", che faceva bella mostra in un’urna di vetro a cupoletta (alta circa 1 metro) sul settimanile, il cordone che serviva da cintura, e si applicava ai fianchi della donna partoriente recitando, sempre, le orazioni (citate). Poi seguiva la promessa : un "pane" della forma di un bambino e del peso del nascituro, che andava in dono -per ognuno- agli orfanotrofi “Rubino” e “S.Antonio”. Una volta venuto alla luce il bambino/a, dopo una settimana, veniva battezzato, perché si credeva che battezzandolo subito si liberava l'anima dal purgatorio. Altra curiosa usanza, che mi piace ricordare e che ci rimanda agli inizi dell’ 800’, “cunta” di un rituale -tra sacro e profano- a cui partecipavano oltre ai parenti, i vicini degli altri bagli o della via in cui la famiglia abitava, in processione : il bimbo veniva portato in Chiesa in braccio alla "mammana" che sedeva in una portantina, una specie di sedia coperta, portata a spalle da quattro "vastasi" (cioè quattro persone che esercitavano questo mestiere : portatori, i quali per l'occasione, indossavano una sorta di abito da cerimonia con guanti bianchi). La portantina era preceduta e fiancheggiata da parenti ed amici con ceri accesi, in modo che ai due lati dovevano trovarsi il padre e la madre. Il Prete, dopo una serie di orazioni e preghiere, battezzava il piccolo/a ed a fine cerimonia faceva gli Auguri…….ritirando l’offerta . Si racconta, tra gli aneddoti “burleschi” Marsalesi che, una volta, il Padre Parroco (..) di una Chiesa vicina alla via Abele Damiani, prima della funzione, abbia confidenzialmente detto al padre (un pocu “asinignuolu” ) del “piccolo” da battezzare : “Si u voli vattiatu ju cci’ù vattiu……. ma sempri “cretinu” arriesta ! “…..(…aneddoto “cuntatu” - e “quasi giornalmente” accennato nella prima parte…..da un notissimo collega “sciampagnusu” della - fu gloriosa ! - Banca di Marsala …. )-

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